La storia di Camilla
Storie

La storia di Camilla

Quando è nata pesava poco più di 1500 grammi. Grazie alle cure ricevute nel Reparto di Terapia Intensiva Neonatale è riuscita a vincere la sua battaglia

Camilla ha due anni, è una bambina allegra e sorridente come tante sue coetanee. Vedendola oggi, nessuno penserebbe a lei come a una piccola guerriera. Eppure, alla sua nascita, e nei primi due mesi di vita, Camilla ha combattuto e vinto una non facile battaglia, una battaglia riservata a molti bambini che, come lei, sono neonati prematuri.

Quando è nata, infatti, Camilla pesava solo 1580 grammi. Alla trentesima settimana di gravidanza, mamma Stefania deve correre al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I, a causa di improvvise perdite ematiche. I dottori fanno di tutto per permetterle di portare avanti la gravidanza, ma il sacco amniotico si era rotto e così il 24 ottobre 2013 nasce Camilla.

Il parto (naturale) va bene e all’inizio la bambina (che nel frattempo viene ricoverata nel Reparto di Terapia Intensiva Neonatale), nonostante il basso peso, riesce a respirare da sola. Dopo un giorno, però, la piccola deve essere intubata, i suoi polmoni non sono ancora abbastanza sviluppati.

Inizia così per Camilla una battaglia che durerà due mesi. A prendersi cura di lei, in questo difficile percorso, sono i medici e il personale infermieristico dell’Unità di Neonatologia Patologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I, diretta dal Professor Mario De Curtis.

“Per chi non ha vissuto un’esperienza simile a quella che abbiamo affrontato io e mio marito Massimo con Camilla, è difficile capire fino in fondo la situazione – racconta la signora Stefania –. Molti pensano che i neonati pretermine siano solo bambini che devono stare in incubatrice finché non prendono peso a sufficienza. Ovviamente non è così. All’inizio ero totalmente disorientata, per fortuna i medici e la psicologa dell’Unità mi hanno aiutato tantissimo”.

Tutto il periodo del ricovero nel Reparto di Terapia Intensiva Neonatale la signora Stefania lo trascorre accanto all’incubatrice della piccola Camilla, papà Massimo la raggiunge nel pomeriggio, appena riesce a liberarsi degli impegni di lavoro.

“In una situazione di questo genere sembra quasi che il tempo si fermi – spiega la signora –. I miei famigliari cercavano di rincuorarmi dicendomi di pensare al momento in cui avremmo potuto portare Camilla a casa ma, mentre sei in ospedale accanto a tua figlia, è difficilissimo immaginare un futuro al di fuori di quel contesto. Soprattutto perché, come mi hanno spiegato i medici, nei neonati prematuri, spesso ci possono essere delle complicazioni improvvise”.

Le complicazioni per Camilla arrivano dopo il primo mese di ricovero, quando i medici, a causa di un peggioramento delle sue condizioni sono costretti a ricorrere all’alimentazione parenterale. “Quello è stato sicuramente il momento peggiore, per fortuna la pediatra di riferimento, la dottoressa Paola Repole, mi aggiornava costantemente sulla situazione di Camilla. È stata molto disponibile e mi ha aiutato a superare quei giorni particolarmente difficili. Anche la dottoressa Sarah Gangi, la psicologa dell’Unità, mi ha dato una grandissima mano. Mi ha messo in contatto con altri genitori di bambini che erano nati pretermine e che erano stati curati nel Reparto. Parlare con chi aveva affrontato e superato una situazione simile alla nostra è stato un supporto fondamentale”.

Alla fine Camilla si riprende e, dopo un altro mese di ricovero, il 19 dicembre del 2013 viene dimessa. La battaglia, però, non è ancora finita. Durante le visite di controllo emerge un problema all’udito. All’inizio la situazione sembra seria, ma grazie alle cure dei medici dell’Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I la piccola supera anche quest’ultima prova.

“Sia durante il periodo in cui mia figlia è stata ricoverata sia successivamente nel corso delle visite di controllo mi sono trovata benissimo con il personale della Neonatologia dell’Umberto I – sottolinea la signora Stefania –. Ho  apprezzato veramente tanto il loro lavoro, passo spesso al Reparto e quando posso porto con me anche Camilla. Attualmente sto portando avanti una nuova gravidanza, che purtroppo è a rischio, e continuo a rivolgermi a loro, che mi stanno sostenendo anche in questo delicato percorso. Non finirò mai di ringraziarli”.