Maria Gabriella a 2 anni
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Maria Gabriella a 2 anni
Storie

La storia di Maria Gabriella

Nata pretermine, dopo 4 mesi di ricovero nell'Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I, è riuscita a vincere la sua battaglia per la sopravvivenza

“Maria Gabriella è una bambina solare e felice. Ogni giorno la portiamo a fare le sedute di fisioterapia e lei le affronta sempre con il sorriso sulle labbra”. Maria Gabriella sorride anche mentre la mamma, la signora Valeria, ci racconta la storia dei suoi primi mesi di vita. Prima di conquistare quel sorriso, però, la piccola (che oggi ha due anni) ha dovuto combattere e vincere una battaglia lunga 4 mesi, aiutata dalla sua voglia di vivere e dal personale dell’Unità di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I di Roma.

Maria Gabriella, infatti, è una bimba nata pretermine. Quando è venuta al mondo, il 23 febbraio del 2014, pesava appena 1130 grammi. Due settimane prima alla signora Valeria si era rotto il sacco amniotico. Era incinta di appena 28 settimane.

“Appena mi si sono rotte le acque ho chiamato il mio ginecologo che mi ha consigliato di andare di corsa al Policlinico Umberto I, la cui Unità di Neonatologia, diretta dal professor Mario De Curtis, perché particolarmente specializzata per la cura dei nati pretermine – dice la mamma –. Alla nascita, nonostante stesse nell’incubatrice e venisse alimentata tramite un sondino gastrico, le condizioni di mia figlia miglioravano costantemente. Dopo poco tempo i medici l’hanno trasferita nella sezione di Terapia Subintensiva Neonatale. Erano trascorsi due mesi ed era arrivata a pesare due chili, tanto che era stata spostata nel nido. Io e mio marito eravamo convinti che l’avremmo potuta portare presto a casa con noi e la sorellina Anna”.

A pochi giorni dal suo trasferimento del nido, però, la piccola per la mancanza del latte materno deve essere alimentata con il latte artificiale. Questo cambiamento le causa un forte reflusso gastroesofageo e delle crisi anossiche molto serie.

“Non riusciva a digerire. Ogni volta che mangiava, la concentrazione di ossigeno nel sangue scendeva moltissimo, tanto che Maria Gabriella diventava cianotica – spiega la signora Valeria –. In quei momenti per me c’era l’incubo del Saturimetro (cioè lo strumento che si usa per controllare in modo continuo lo stato di ossigenazione del sangue) che iniziava a suonare. Spesso, quando mia figlia mangiava, mi accorgevo che passavo più tempo a guardare quello strumento che il suo volto. Quel periodo per me e per mio marito è stato particolarmente difficile". 

In una situazione del genere, diventa cruciale per i famigliari dei piccoli pazienti il supporto del personale medico e infermieristico. “Fortunatamente tutte le persone che lavorano nell’Unità ci hanno aiutato moltissimo, dimostrando grande attenzione per la nostra situazione – sottolinea la signora Valeria –. Una volta Maria Gabriella stava avendo una crisi anossica molto grave, addirittura i medici mi avevano chiesto di uscire dal Reparto perché temevano che potessi avere un mancamento. Alla fine del loro intervento, quando le condizioni di mia figlia erano tornate stabili, prima di rimetterla dentro l’incubatrice, mi hanno permesso di tenerla in braccio per qualche momento. Dopo lo spavento che avevo avuto è stato veramente un gesto bello e rassicurante”.

Dopo una risonanza magnetica, che esclude eventuali cause neurologiche per le crisi anossiche, i medici decidono di utilizzare un latte per bambini molto allergici per far mangiare la piccola. Una scelta che, fortunatamente, pian piano inizia a dare i suoi frutti. Alla disponibilità di chi lavora del reparto è legato anche uno dei pochi momenti felici vissuti dalla famiglia di Maria Gabriella durante il ricovero. “Al terzo mese di ricovero io e mio marito abbiamo sentito l’esigenza di battezzare nostra figlia – racconta la signora Valeria –. Tutto il personale e in particolare la psicologa, la dottoressa Sarah Gangi, si è adoperato moltissimo per soddisfare questo nostro desiderio. Ci hanno messo a disposizione una stanza, dove un sacerdote nostro amico ha potuto officiare la cerimonia alla presenza anche dell’altra mia figlia e di altri nostri familiari. Grazie alla loro disponibilità, l’esperienza che abbiamo vissuto al fianco di nostra figlia non è stata solo un’esperienza di dolore, ma anche qualcosa che ci ha arricchito umanamente. Sono riusciti a non farci mai sentire soli e, ancora oggi, sono rimasta in contatto con molte delle persone che lavorano all’Unità di Neonatologia”.

A giugno, infine, dopo quattro mesi di ricovero, arriva anche il momento delle dimissioni per Maria Gabriella. “Oggi mia figlia sta bene – dice la signora Valeria –. Ha ancora alcuni problemi ma stiamo cercando di risolverli. Nonostante tutti i problemi che abbiamo affrontato e che stiamo affrontando insieme, io e mio marito siamo molto grati alle persone che lavorano nell’Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I. Li porteremo per sempre nel nostro cuore”.