"Nascere oggi in Italia", le proposte per arginare il calo demografico
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"Nascere oggi in Italia", le proposte per arginare il calo demografico

Nel convegno che si è svolto a Roma il 3 ottobre, gli esperti hanno analizzato la situazione della natalità nel nostro Paese

“Il neonatologo e il pediatra hanno anche il compito di informare l’opinione pubblica sulla situazione del bambino nel contesto attuale. Oggi, in media, le famiglie sono composte da un figlio, due genitori, quattro nonni e due bisnonni. Nei nuclei familiari abbiamo più bisnonni che figli. Questa situazione può mettere in crisi il welfare se non si adottano le giuste misure”.

È questo l’appello, lanciato dal professor Mario De Curtis, Ordinario di Pediatria presso l’Università di Roma La Sapienza, nel corso del Convegno “Nascere oggi in Italia”. L’evento, che si è svolto a Roma il 3 ottobre, presso l’Auditorium del Ministero della Salute, ha rappresentato un momento di confronto fra alcuni dei principali esperti, sulla situazione della natalità del nostro Paese.

In aperura, la dottoressa Serena Battilomo, direttore dell’IX Ufficio per la Tutela della Salute della Donna (dopo aver portato i saluti del ministro), ha sottolineato l’importanza di mettere a punto una politica lungimirante volta a sostenere nel lungo periodo le nascite e l’assistenza all’infanzia. 

Nel corso della prima sessione del convegno, moderata da professor Mauro Stronati, presidente della Società italiana di Neonatologia (Sin), si è parlato in particolare dei temi legati all’assistenza neonatale, pediatrica e ostetrica. In particolare, nel corso del suo intervento, il professor De Curtis, ha esaminato il drastico calo dei nuovi nati negli ultimi 100 anni.

“I dati Istat ci dicono che nel 2015 sono nati 488 mila neonati in Italia, all’inizio del secolo scorso erano oltre un milione – ha sottolineato De Curtis -.Rispetto al 2008, cioè dall’inizio della crisi, la natalità è diminuita del 15% (circa 88mila neonati in meno all’anno,). L’indice di fertilità (numero di figli per donna) è passato dal 2,37 degli anni 60 a 1,37 di oggi. È aumentata l’età media delle partorienti (fra 31 e 32,2). La maggior parte delle donne ha il primo figlio fra i 30 e i 39 anni. Un altro fenomeno che si è osservato è il raddoppio del tasso delle gravidanze multiple (il 3,8% dei nuovi nati totali), favorito dall’età più avanzata delle partorienti. Sono aumentati anche i nati pretermine, che hanno raggiunto il 7-8% di tutti i nuovi nati. Per quanto riguarda le strutture, in Italia ci sono 526 punti nascita, in 139 di questi si verificano meno di 500 parti l’anno e quindi, secondo l’accordo stato-regioni del 2010, avrebbero dovuto essere chiusi”.

“Fra gli aspetti positivi – ha detto ancora De Curtis nel suo intervento – si registra la riduzione del tesso mortalità infantile e neonatale, che nel nostro paese ha raggiunto livelli fra i più bassi del mondo. Anche sotto questo aspetto, però, ci sono forti discrepanze fra regioni e regioni.

La necessità di migliorare l’assistenza pediatrica è stato invece il tema del contributo del professor Giovanni Corsello, Presidente della Società Italiana di Pediatria.  “La Pediatria deve continuare ad operare nel Territorio e in Ospedale con un approccio generalistico indirizzato al bambino e una presenza attiva delle Specialità Pediatriche che possono garantire quella universalità della disciplina, che è anche un diritto per i bambini – ha detto Cosello –. In vista di ciò bisogna potenziare un vero e proprio network tra ricerca, formazione, assistenza ed etica che sia centrato sul bambino, sulla sua salute e sui suoi diritti. Vanno garantite le cure primarie nel territorio, ma in una sinergia funzionale e una organizzazione in rete con l’assistenza ospedaliera, soprattutto per la continuità assistenziale, per l’emergenza-urgenza e la gestione dei bambini con malattie croniche, rare e complesse, ormai sempre di più nella popolazione del mondo occidentale”.

L’assistenza ostetrica alle donne italiane è stata affrontata nell’intervento della dottoressa Anna Franca Cavaliere, del Policlinico Agostino Gemelli. “Stando ai dati dell’Istat, l’assistenza alle partorienti e alle donne incinte viene eseguita bene in Italia, ma c’è un eccesso di controlli in gravidanza – ha sottolineato la dottoressa Cavaliere –. Le ecografie che si fanno  in gravidanza (7 in media), ad esempio sono molto di più di quelle necessarie. È aumentato il numero dei parti indotti e dei tagli cesarei, tanto che hanno raggiunto il primato in Europa. Le linee guida, ne abbiamo tante per la gravidanza, dovrebbero aiutarci a rendere più omogenea la situazione e a ricorrere a questo tipo di prestazioni solo quando sono realmente necessarie. Ovviamente le linee guida non rispondono a tutte le esigenze perché ci sono vari profili di rischio nelle gravidanze, legati ad esempio all’età materna avanzata, o all’obesità, ma costituiscono una risorsa, anche per tentare di superare le difformità esistenti fra le varie regioni”.

La prima sessione è stata conclusa dall’intervento dal professor Francesco Avallone, Rettore dell’Unitelma (l’Università Telematica della Sapienza), che ha affrontato gli aspetti psicologici ed emozionali della nascita. “In alcuni momenti della vita abbiamo una grande esplosione emotiva, sicuramente la nascita è uno di questi – ha detto Avallone –. Alcuni ‘elementi’ che caratterizzano questa fase sono: l’inizio, la creazione, l’idea di poter tracciare un percorso, ovviamente la gioia, un nuovo equilibrio di vita o di coppia. È difficile che la nascita non comporti un riassestamento. C’è anche l’elemento della rigenerazione, perché dal confronto con il bambino avviene un recupero della propria infanzia. Ci sono, infine, anche sentimenti molto profondi di difficoltà: la solitudine, l’inadeguatezza, la paura della vita”.

La seconda sessione del Convegno, invece, ha preso in esame i risvolti sociali ed economici della nascita, ed è stata coordinata dal professor Alberto Villani, Direttore del reparto di Pediatria generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e vicepresidente della Società italiana di Pediatria.

Il primo intervento è stato della professoressa Marina D’Amato, Ordinario di Sociologia del Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Università di Roma Tre, che ha parlato della nascita come fatto sociale. “Nel nostro paese la nascita è il sintomo più grande della nostra condizione sociale nel suo complesso, diminuiscono le nascite e, di apari passo, l’Italia sta vivendo una fase implosiva – ha detto la professoressa Marina D’Amato –. Questo accade perché viviamo nella società dell’ansia, c’è una tensione nel futuro, con una mancanza di oggettività verso il presente. Noi viviamo in un contesto sociale in cui siamo più preoccupati che attenti. Se confrontiamo la nostra realtà con quella della Francia, possiamo notare che i francesi fanno più figli non solo perché hanno il 4,5 per cento del Pil dedicato all’infanzia, ma anche perché c’è una cultura diversa, secondo la quale il figlio è comunque è altro da sé”.

Il delicato rapporto fra crisi economica e infanzia è stato il tema dell’intervento del dottor Andrea Brandolini, del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia. “Tradizionalmente l’incidenza della povertà è più elevata tra i minori che tra gli adulti e gli anziani, una situazione che si è accentuata durante la crisi economica iniziata nel 2008 – ha sottolineato Brandolini –. Tra il 2005 e il 2015, la quota di persone che vivono in povertà assoluta è aumentata di 4,3 punti percentuali, al 7,6%, ma è salita di ben 7 punti percentuali, al 10,9%, tra i minori. L’incidenza della povertà è assai più alta per i bambini italiani che vivono nel Mezzogiorno che per quelli che vivono nel Centro Nord; è ancora più grave tra i bambini immigrati. La vita nell’infanzia ha conseguenze durevoli sulla crescita degli individui, per cui bisogna fare attenzione a recessioni gravi e prolungate. Serve una collaborazione interdisciplinare in Italia per sviluppare politiche realmente efficaci”.

Il dottor Salvatore Geraci dell’area sanitaria della Caritas di Roma ha parlato invece dell’immigrazione e dell’inclusione dei minori migranti. “L’anno scorso c’è stato il minimo storico di nascite dall’unità d’Italia – ha detto Geraci –. L’11 per cento dei migranti sbarcati in Italia nello scorso anno erano minori, il 75 per cento non accompagnati. Nel 2016 ne sono già sbarcati 11mila. In Italia abbiamo normative estremamente inclusive dal punto di vista sanitario. Il rischio però è che gli sforzi legislativi fatti vengano vanificati dalla mancanza di un codice unico nazionale”.

Il punto di vista del Ministero della Salute sulla questione della natalità è stato portato dalla dottoressa Serena Battilomo. “La salute materno-infantile è un’area prioritaria d’intervento per la Sanità pubblica – ha sottolineato la dottoressa – Fra le prossime azioni che il Ministero pensa di intraprendere, ci sono le linee guida sul parto, che andranno a completare anche la cornice normativa del nostro paese sulla nascita. Recentemente abbiamo preso in carico anche il parto in anonimato, c’è una questione importante circa la raccolta dei dati (in maniera anonima) della partoriente per garantire al bambino anche un minimo di anamnesi familiare. Per quanto riguarda la razionalizzazione dei punti nascita, il ministero può dare delle direttive, ma vista la riforma del titolo V quello che serve è una politica sanitaria uniforme su tutto il territorio nazionale.

In conclusione del convegno, il professor De Curtis ha presentato un corso on line di Neonatologia in inglese, organizzato dall’Università Unitelma, che vede come docenti i neonatologi dei più importanti centri universitari ed ospedalieri italiani. “Lo scopo di questo corso è quello di ridurre la mortalità infantile e a migliorare l’assistenza neonatale in molte aree meno fortunate e sviluppate del mondo – ha detto De Curtis. Ci sono molti Paesi dove si sta sviluppando la Terapia intensiva neonatale, in questi contesti è cruciale la formazione personale: L’e learning course of neonatology dell’Unitelma è un’opportunità per molti paesi.