Assistenza a neonati e bambini, il problema delle differenze territoriali
Eventi e notizie

Assistenza a neonati e bambini, il problema delle differenze territoriali

Le cure per i più piccoli non sono ancora garantite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Lo hanno ribadito gli esperti intervenuti all'undicesimo Convegno Internazionale di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale – Corso di aggiornamento in Pediatria

“In Italia continuano a esserci differenze importanti tra le varie Regioni per quanto riguarda l’assistenza e le strategie volte a garantire la salute di neonati e bambini. Speriamo che lo Stato faccia qualcosa per permettere l’erogazione di cure adeguate a tutti i bambini, a prescindere da dove nascono”.

È questo l’appello del professor Mario De Curtis, Ordinario di Pediatria e Direttore dell’Unità di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I, a conclusione dell’undicesima edizione del “Convegno Internazionale di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale – Corso di aggiornamento in Pediatria”.

L’evento, che si è svolto a Roma nel pomeriggio del 25 novembre e nella mattina del 26, a Roma, nel Centro Congressi Piazza di Spagna, ha visto la partecipazione di scienziati, medici, docenti italiani e stranieri, che si sono confrontati su temi di grande attualità per quel che riguarda la salute di neonati e bambini.

La prima sessione del Congresso è stata aperta dalla Lettura di Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, intitolata La tempesta perfetta. Il possibile naufragio del Servizio sanitario nazionale: Come evitarlo. “I profondi mutamenti della nostra società hanno messo in crisi il welfare – ha spiegato Ricciardi –. Noi dobbiamo affrontare una sfida: salvare il Sistema sanitario nazionale. L’unico modo per farlo è investire su prevenzione e interventi precoci, due strategie che non abbiamo mai messo in pratica in passato”.

La sessione è poi proseguita con un approfondimento sul sistema dell’assistenza e della Terapia intensiva neonatale in Inghilterra e in Svezia. Nel dettaglio la professoressa Kate Costeloe dell’Homerton University Hospital di Londra ha ripercorso le principali innovazioni nel campo della Neonatologia dagli anni Settanta a oggi. “Il mondo della ricerca neonatale è cambiato – ha detto Costeloe –. Le tecnologie sono sempre più complesse e rendono necessaria una collaborazione a livello interdisciplinare e una collaborazione a livello internazionale per uniformare e standardizzare le cure”.

La professoressa Mireille Vanpée, del Karolinska Institute di Stoccolma, ha invece illustrato il funzionamento della rete dell’assistenza neonatale in Svezia: “Molte strutture nel nostro Paese permettono ai genitori di essere al centro del processo di cura di un neonato con problemi di salute – ha detto Vanpèe –. Si tratta di una misura necessaria perché il sistema svedese delle cure neonatali è un sistema non aggressivo, che favorisce la dimissione precoce del bambino e l’assistenza a casa per coloro che ne hanno bisogno.”

Alle ultime novità nei campi della Chirurgia fetale e della Neonatologia è stata dedicata la seconda sessione del congresso, aperta dall’intervento della professoressa Tippi Mackenzie, dell’Università di California. “Stiamo cominciando a capire che la biologia fetale è alla base di molti problemi nella gestazione e del parto pretermine – ha detto Mackenzie –. In caso di sofferenza fetale il bambino produce delle cellule del sistema immunitario che combattano le cellule della madre e questo complica la gravidanza. La chirurgia fetale in alcuni casi può essere una risposta per questo tipo di situazione. Proprio per questo credo che nei prossimi anni ci sarà un aumento esponenziale di questo tipo di interventi”.

La prima giornata del Congresso è stata conclusa dall’Intervento del dottor Gianluca Terrin del Policlinico Umberto I, dedicata ai minerali e agli oligominerali nella nutrizione parenterale dei nati pretermine. “Per determinare il giusto dosaggio di minerali da aggiungere vanno tenuti in considerazioni diversi elementi. Ad esempio, è visto che elementi come il Selenio e lo Zinco hanno effetti positivi – ha detto Terrin –. Mancano però studi sul lungo periodo volti ad escludere possibili rischi per la salute del bambino”.

La seconda giornata del Congresso è stata aperta dall’intervento del dottor Fabio Natale, dell’Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I, sulle infezioni perinatali e danni celebrali nei prematuri. “Infezioni e prematurità sono estremamente correlate – ha detto Natale –. Nell’80% dei disordini che portano al parto pretermine sono coinvolte infezioni.  Le infezioni e le infiammazioni probabilmente sono causa delle complicazioni solo indirettamente, perché scatenano una nascita maggiormente pretermine. Gli studi su questo argomento dimostrano che gli eventi postnatali contribuiscono in maniera più importante rispetto a quelli prenatali e perinatali nello sviluppo di problemi cerebrali”.

La prima sessione della mattinata si è conclusa con il contributo del professor Alberto Villani, primario infettivologo nell’Ospedale Bambino Gesù, sulla meningite in Italia. “Nel nostro paese la meningite è un’emergenza culturale e, di fatto, clinica – ha sottolineato Villani –. È un’emergenza perché il calo vaccinale sta interessando tutta la nostra società. È a macchia di leopardo, in alcune regioni è maggiore, e riguarda in generale tutti i vaccini. Come pediatri dobbiamo sensibilizzare i cittadini e l’opinione pubblica su tale questione. Inoltre, l’epidemiologia è sottostimata: spesso la diagnosi eziologica non viene fatta e la raccolta dei dati è imprecisa. I dati vanno raccolti in maniera più accurata per evitare che si dica ci sono pochi casi non vale la pena vaccinare. Non è vero che ci sono pochi casi di meningite, ci sono poche diagnosi”.

Nella seconda Sessione della giornata si è parlato di alimentazione e nutrizione. Il primo intervento è stato del professor Claudio Maffeis, dell’Unità di Pediatria ad indirizzo diabetologico dell’Ospedale di Verona,  dedicato ad alimentazione e diabete. “Per i bambini con diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, l’attenzione alla dieta è importante – ha detto Maffeis –. L ’obiettivo deve essere ridurre la variabilità glicemica, ridurre il rischio di ipoglicemia e il periodo in iperglicemia. Tuttavia non è facile fare un calcolo efficace dei nutrienti dei pasti. Sono convinto però che fra non molto tempo avremo un applicativo per smartphone che aiuterà il paziente diabetico a superare questo ostacolo”.

Ai problemi nutrizionali nei bambini migrati in Italia è stato dedicato l’intervento del dottor Giuseppe Banderali dell’ospedale San Paolo di Milano. “I minori stranieri in Italia sono più di un milione – ha sottolineato Banderali –. Negli ultimi 20 anni la mente dei pediatri si è molto aperta, per capire gli usi delle popolazioni stranieri su allattamento e divezzamento – ha sottolineato Banderali –. L’esigenza è quella di mediare fra le tradizioni culturali dei paesi d’origine e la necessità di garantire un’alimentazione sana ai neonati e ai bambini delle famiglie di immigrati”.

La terza e ultima sessione della giornata è stata aperta dall’intervento della dottoressa Melita Cavallo, già presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, che ha parlato delle adozioni internazionali e della questione dell’accesso alle origini nei casi di parti in anonimato. “I bambini stranieri adottati hanno bisogni sanitari speciali, spesso molto importanti – ha detto Cavallo –. Quando casi che coinvolgono la salute di un minore arrivano in tribunale sarebbe utile poter avere delle linee guida messe a punto da associazioni di medici alle quali possa far riferimento anche il giudice. Per quanto riguarda la questione dell’accesso alle origini, siamo in attesa di una legge che regoli questa delicata questione, che viene gestita in maniera diversa dai vari tribunali”.

I disturbi dello spettro autistico sono stati al centro dell’ultimo intervento del congresso. Nello specifico la dottoressa Carla Sogos, dell’Università Sapienza, si è concentrata sugli interventi che possono essere messi in atto. “Fare screening che permettano di arrivare a una diagnosi precoce e intervenire prima dei 3 anni è fondamentale – spiega Sogos –. È stato dimostrato, infatti, che in questa maniera si ottiene un netto miglioramento delle condizioni del bambino affetto da autismo”.